Vi presentiamo il progetto sulla valorizzazione del nucleo di 170 lastre extra formato degli Archivi Alinari. Sebbene la presenza di lastre di formato cosiddetto “imperiale” fosse nota, questi fototipi — custoditi per oltre un secolo nello Stabilimento in Largo Alinari — non sono mai stati oggetto di uno studio sistematico.
Il nucleo è stato attentamente restaurato, catalogato e digitalizzato - con risorse PNRR - ed è disponibile per la prima volta per la consultazione.
Gli Archivi Alinari conservano uno straordinario corpus di 170 lastre fotografiche di vetro di grande formato databili tra il 1860 e il 1920 circa. Le immagini riproducono opere d’arte, architetture e panorami, soprattutto di Firenze e Roma, ma includono anche vedute di Venezia e soggetti toscani. Questi materiali si distinguono per il formato eccezionalmente grande — con esemplari che superano i 110 cm per lato — per l’elevata qualità fotografica e per la rarità, costituendo un patrimonio unico a livello mondiale.
Le fonti storiche attribuiscono questa rara e straordinaria produzione, relativamente agli esemplari più antichi, agli interessi sperimentali di Giuseppe Alinari (1836–1890).
Anche Diego Martelli, nel suo testo del 1890 In memoria dei Fratelli Alinari, scritto in occasione della morte di Giuseppe Alinari, riporta questa eccezionale produzione. Ricorda che i fratelli Alinari, dopo la scomparsa del fondatore Leopoldo nel 1865, guidarono l’azienda “rimanendo sempre alla testa di ogni progresso” e “furono eseguite quelle riproduzioni dei quadri più ricercati delle nostre Gallerie, in dimensioni non mai tentate, e neppure pensate, giacché si trattava di preparare delle lastre che misuravano persino 1,15 metri d’altezza e ottantacinque di largo”.
La realizzazione di questi grandi negativi rispondeva all’intento di ottenere stampe a contatto fedeli nelle dimensioni agli originali, come testimonia la fotografia del 1899 con le vasche per il lavaggio nello Stabilimento fiorentino, e di distinguersi nelle esposizioni internazionali. Le dimensioni dei negativi erano strettamente connesse alle tecniche di stampa disponibili: prima della diffusione degli ingranditori, la stampa a contatto imponeva una corrispondenza diretta tra le dimensioni del negativo e quelle della stampa finale. Prima dell’affermazione degli ingranditori, la produzione di negativi di grandissimo formato rappresentava l’unica via praticabile per ottenere positivi di pari dimensioni, capaci di esercitare un forte impatto visivo sul fruitore. Tali negativi potevano essere realizzati direttamente in fase di ripresa, mediante apparecchi fotografici da studio di notevoli dimensioni, oppure ottenuti attraverso la rifotografia di positivi di formato più ridotto su lastre di grandi dimensioni.
L’osservazione delle caratteristiche tecniche e lo studio delle componenti stratigrafiche delle lastre, condotti in occasione dell’intervento di restauro e della campagna di digitalizzazione, si sono rivelati fondamentali per una conoscenza approfondita di questi imponenti manufatti fotografici; le peculiari caratteristiche dimensionali e il considerevole peso dei supporti ha reso particolarmente complesso l’intervento conservativo.
Il corpus di lastre extra formato è composto di 170 fototipi su supporto in vetro che riportano misure comprese tra 59,1 x 59,1 cm e 114 x 84,5 cm con spessori del supporto che vanno da 0,3 cm fino a 1,1 cm. Al suo interno si distinguono 156 negativi su lastra di vetro con emulsione alla gelatina e sali d’argento, 13 negativi su lastra di vetro al collodio umido, un negativo e un positivo su lastra di vetro con immagine fotografica ai pigmenti, oltre a un positivo argentico su pellicola.
Il materiale si rivela inoltre particolarmente significativo dal punto di vista delle pratiche di post-produzione, poiché conserva numerosi interventi manuali finalizzati alla correzione e all’ottimizzazione dell’immagine; in questo contesto, sulle mascherature cartacee applicate alle lastre sono state talvolta rinvenute annotazioni e indicazioni tecniche che costituiscono preziose testimonianze delle procedure operative adottate nel processo di produzione dell’immagine.
La consultazione e lo studio del materiale risultavano difficili a causa del forte accumulo di polvere, della rottura di alcune lastre e di sistemi di conservazione non adeguati alla tutela e alla fruizione di oggetti di tali formati. Le lastre erano infatti conservate avvolte in carte non idonee alla conservazione a lungo termine.
L’intervento di restauro è stato finalizzato al recupero conservativo del materiale, attraverso la messa in sicurezza dei supporti e delle emulsioni distaccate, con l’obiettivo di limitare o eliminare le cause di degrado presenti o potenziali e migliorare la leggibilità delle immagini in vista della successiva digitalizzazione.
Le lastre apparivano diffusamente sporche e polverose e presentavano numerosi danni fisici riconducibili a sfregamento, manipolazione e uso. Le problematiche più rilevanti risultavano tuttavia quelle di natura chimica. Tra le alterazioni osservate sono state ritrovate macchie, impronte digitali, ingiallimenti del legante, fenomeni di "specchio d’argento" e alterazioni del supporto vetroso. In alcuni casi erano inoltre presenti tracce di attacco microfungino e piccole lacune delle applicazioni cartacee attribuibili ad attacco entomologico. Le mascherature in carta mostravano evidenti fenomeni di invecchiamento e indebolimento strutturale.
Sono stati svolti interventi di pulitura a secco e a umido, interventi di consolidamento dello strato di emulsione e delle mascherature, di riadesione dell'emulsione, di assemblaggio di piccoli frammenti e di rinforzo delle lesioni con suture.
Le dimensioni eccezionali dei materiali fotografici hanno richiesto la progettazione di camicie e cartelle conservative realizzate su misura. Le lastre integre sono quindi state collocate verticalmente in appositi contenitori, mentre le lastre rotte sono state sottoposte a uno specifico intervento di montaggio conservativo e riposte in orizzontale.
È stato eseguito un rilievo fotografico realizzato, su una selezione di lastre, attraverso tecniche di imaging multispettrale, eseguito in luce radente e in luce riflessa mediante differenti tipologie di illuminazione nelle bande del visibile, dell’ultravioletto e dell’infrarosso.
La diagnostica per immagini si configura come un insieme di tecniche non invasive che utilizzano l’immagine ripresa come fonte di dati sia per la documentazione che per la lettura critica del manufatto, consentendo un’analisi estensiva del bene studiato. In particolare, tali indagini hanno consentito di analizzare la presenza di interventi manuali, alterazioni e fenomeni di degrado non sempre visibili a occhio nudo.
Esse hanno inoltre permesso di individuare con chiarezza aree interessate da interventi di finitura e ritocco: le riprese in luce infrarossa hanno evidenziato le spuntinature effettuate sulle riproduzioni di opere d’arte, mentre le riprese in ultravioletto hanno consentito di osservare con maggiore precisione l’andamento e la distribuzione dei leganti e delle vernici protettive applicate sulle superfici, nonché di rilevare il trattamento delle carte traslucide utilizzate per le mascherature.
Le acquisizioni digitali sono state eseguite in luce trasmessa mediante tecnologia a matrice, in grado di raggiungere risoluzioni nell’ordine dei miliardi di pixel e di garantire un livello di dettaglio eccezionale. La tecnica, nota anche come imaging gigapixel, ha previsto la suddivisione dell’area di ripresa in porzioni regolari. Le immagini sono state quindi acquisite con fotocamera tramite scatti multipli ad altissima risoluzione; successivamente, i singoli fotogrammi sono stati allineati e assemblati mediante software, ottenendo così una rappresentazione continua e completa dell’oggetto.
L'intervento era inserito nel piano di digitalizzazione del patrimonio culturale della Regione Toscana, reso possibile grazie al finanziamento del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza PNRR Missione 1 – Digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura, Componente 3 – Turismo e Cultura 4.0 (M1C3), Misura 1 - Patrimonio culturale per la prossima generazione, Investimento 1.1 - Strategie e piattaforme digitali per il patrimonio culturale, Sub-investimento 1.1.5 - Digitalizzazione del patrimonio.
A seguito della digitalizzazione questo nucleo di lastre è stato oggetto di una catalogazione da parte della Fondazione, utilizzando la nuova scheda che è stata adeguata agli standard ICCD (F/MIDF).
La consultazione online dell’intero corpus è dunque possibile sul sito della Fondazione alla sezione dedicata, che permette la visione delle immagini ad alta risoluzione.
La Fondazione ha ideato inoltre un percorso educativo per le scuole, il laboratorio Alla scoperta della fotografia ai tempi dei Fratelli Alinari.
Guarda l'incontro Giganti di vetro: restauro e prime indagini sulle lastre extra formato, parte della rassegna NOTIZIE DAGLI ARCHIVI 2025, dove sono intervenute Barbara Cattaneo, funzionaria restauratrice Opificio delle Pietre Dure, Giulia Fraticelli e Eugenia di Rocco, restauratrici. L’incontro ha presentato per la prima volta la campagna di restauro delle 170 lastre di vetro extra formato.