Grazie ad una borsa di ricerca Dicolab e la collaborazione dell'Università di Pisa è stato realizzato un progetto di ricerca, digitalizzazione e valorizzazione del fondo “Patronato”: si è resa fruibile la documentazione manoscritta e sono stati indagati il funzionamento, le modalità e gli esiti della produzione fotografica Alinari su committenza.
La ricerca si concentra su un nucleo consistente di negativi che, pur comparsi in numerose pubblicazioni, non sono mai stati studiati in modo sistematico nei loro processi di produzione. L'obiettivo è restituire a questo materiale un'identità autonoma e coerente.
Il Fondo Patronato degli Archivi Alinari raccoglie le fotografie realizzate su commissione esterna, offrendo una testimonianza visiva diretta della storia sociale ed economica italiana a cavallo tra i secoli XIX e XX.
Il fondo è composto da 28.120 negativi, di cui 11.177 su vetro e, oltre al materiale fotografico, ha come strumento di corredo due fondamentali registri manoscritti che ne testimoniano le commissioni.
Dal punto di vista qualitativo, il fondo Patronato è una fonte straordinariamente ricca e varia: vi si trovano fotografie del territorio, immagini di industrie e scuole, interni di abitazioni, oltre a oggetti personali come dipinti, sculture e documenti. Questa varietà non è casuale, ogni immagine è una traccia di processi identitari e culturali più profondi, di cui il fondo offre uno spaccato prezioso.
Per orientarsi circa la produzione dei negativi e delle stampe, a partire dal 1893 la ditta Fratelli Alinari redige due registri: la “Rubrica numerica e nominativa delle Commissioni Private dal 1 gennaio 1893 al 1.4.2019” e il “Registro numerico delle commissioni private dal gennaio 1893 al aprile 2019”.
A livello di organizzazione della società è opportuno ricordare che nel 1890 si era instaurata la direzione di Vittorio Alinari il quale, dopo un riordinamento e rinumerazione delle lastre negative, aveva evidentemente riscontrato la necessità di fornirsi di un registro che rendicontasse la produzione su commissione. In questo caso non si tratta di registri di cassa o consuntivi, ma di inventari che documentano la progressiva produzione fotografica in relazione ai suoi committenti.
La necessità di organizzazione del lavoro riflette una certa volontà di rendere più efficiente la lastroteca, dove evidentemente risultava ormai difficile orientarsi data la quantità e differente entità dei negativi: entrambi i registri iniziano a rendicontarne la produzione dal 1 Gennaio 1893.
In entrambi i manoscritti sono presenti due differenti numerazioni che procedono parallelamente e in ordine crescente: una riferita ai ritratti, che rimanda ai loro registri e che oggi sono confluiti nel fondo Ritratti, e l'altra riferita a tutte le altre tipologie di produzione.
Considerata l'eterogeneità del materiale e il lunghissimo periodo cronologico documentato, i registri risultano essere una fonte estremamente importante a livello informativo: il Registro Numerico riporta infatti, oltre al numero di inventario e al nome del committente, anche l'indirizzo, il soggetto fotografato, il numero di copie richiesto, il formato di stampa, l'importo da avere e l'importo avuto.
Tuttavia, nonostante all’inizio la documentazione sia stata prodotta in maniera piuttosto precisa ed omogenea, a partire dagli anni Venti risultano una cura e un'attenzione nella registrazione assai scarse. Progressivamente nei decenni successivi le informazioni riportate sono sempre più approssimative e carenti di dettagli; la Rubrica Numerica termina di essere aggiornata con la fine della Seconda Guerra Mondiale. A livello di contenuto, nonostante i registri arrivino a documentare numeri di inventario fino al 2019, è da tenere ben presente che non tutte le fotografie confluite in tale fondo corrispondono a campagne eseguite su committenza: gran parte del materiale più recente, soprattutto dagli anni Settanta in poi risulta prodotto in autonomia dalla ditta e qui registrato.
Per una migliore fruizione dei registri è stata fatta una trascrizione con tecnologie HTR (Handwritten Text Recognition) fino all'anno 1920, attraverso l’utilizzo della piattaforma Transkribus: si tratta di un software basato sull’intelligenza artificiale che consente di trascrivere in maniera automatica testi manoscritti e a stampa. Attraverso l’addestramento di modelli personalizzati su diverse grafie e periodi cronologici è stata ottenuta una trascrizione digitale che permette di ricercare nomi e parole-chiave in maniera pratica e rapida.
Per ricostruire le modalità con cui i committenti richiedevano alla ditta Fratelli Alinari la documentazione fotografica della propria attività o del proprio patrimonio, è stato necessario condurre uno spoglio bibliografico e indagini archivistiche su un campione di documentazione, data l'ampiezza dell'elenco di nomi presenti nei registri.
Tuttavia occorre specificare che non a tutti i numeri di inventario corrisponde direttamente un negativo: questi ultimi difatti possono avere una numerazione errata o incompleta quando addirittura assente; possono essere stati venduti al committente assieme alle stampe oppure possono essere stati spostati dal Patronato alla sezione del Commercio. Quest'ultimo cambio di destinazione viene talvolta riportato per iscritto nei registri ma non sempre le voci sono aggiornate.
Un esempio in questo senso è la commissione del Consorzio di Bonifica del Lago Trasimeno del 1896: una campagna fotografica di 88 scatti dei quali ne rimangono solamente 17 nel fondo Patronato. Attraverso un confronto diretto tra le negative presenti nel Commercio, ovvero la sezione allora corrente per la vendita delle stampe fotografiche, e un album conservato presso l'archivio storico del Comune di Magione (PG) è stato possibile mappare le singole lastre dalle quali si ottenevano le stampe fotografiche che erano poi vendute, e che in questo caso risultano pubblicate nei cataloghi a stampa dal 1898 fino al 1929.
La pratica di riutilizzare i negativi, in origine frutto di commissioni, sembra essere piuttosto frequente e permette di comprendere quanto questo nucleo fotografico potesse costituirsi come fonte potenziale dalla quale riattingere per rinnovare la proposta iconografica dei cataloghi a stampa.
I singoli committenti potevano richiedere da una singola fotografia, in una o più copie, fino a centinaia di scatti diversi. Fra i nomi che più compaiono nei registri si possono segnalare figure come Stefano Bardini, la società Richard-Ginori o le Terme di Montecatini.
Considerata la distanza geografica di alcune campagne fotografiche dalla sede fiorentina della ditta, rivolgersi alla Fratelli Alinari era evidentemente una scelta prestigiosa, motivata da finalità rappresentative come la partecipazione a mostre nazionali e internazionali o la realizzazione di album commemorativi.
Comprendere le finalità delle commissioni è fondamentale per capire il contesto e il progetto narrativo intorno ad una campagna fotografica. Ne è un esempio la serie di scatti del 1926 dedicati all'area rurale maremmana commissionati dalla Deputazione Provinciale di Grosseto: fotografie di strade, case cantoniere, servizi di autobus, ed altri interventi, vennero realizzate in vista della partecipazione della Provincia alla Mostra Internazionale della Strada, allestita a Milano nel settembre dello stesso anno. Indipendentemente dal valore storico e paesaggistico di questa campagna, emerge una necessità pratica ben precisa: rendere visibile il risultato dei 65 milioni di lire investiti nella viabilità. Tutto ciò in una delle province che, secondo una relazione del 1916, si collocava a livello nazionale subito dopo Cosenza e Potenza in termini di chilometri di strade.
La fotografia si rivelava quindi uno strumento fondamentale per documentare e rappresentare le trasformazioni infrastrutturali, sociali e territoriali in atto.
Seppur i registri siano piuttosto esaustivi per quanto riguarda la quantità di copie richieste ed il formato, non vi è traccia delle modalità entro le quali queste fotografie venivano eventualmente assemblate per la realizzazione, ad esempio, di album. Tuttavia andando a consultare il materiale conservato presso alcuni archivi degli istituti committenti, è stato possibile ricostruire il senso narrativo della loro realizzazione.
In questo caso un esempio interessante è caratterizzato da un album conservato presso l'archivio storico di Villa La Quiete: un prodotto editoriale di grande formato composto da 34 fotografie con didascalia manoscritta. Realizzato nel 1906, l'album fu richiesto dall'Istituto delle Signore Montalve come ricordo da poter acquistare da parte delle ex-alunne e visitatrici che avevano frequentato a suo tempo la prestigiosa scuola fiorentina. Nella costruzione del progetto narrativo, è interessante osservare la presenza di fotografie realizzate appositamente per questo tipo di prodotto accanto a quelle destinate ai cataloghi Alinari, come L'Incoronazione della Vergine di Sandro Botticelli o le terracotte invetriate di scuola robbiana.
Tuttavia, come già introdotto, l'album era solo una delle modalità di circolazione delle immagini, accanto a quella delle mostre e di altri prodotti editoriali come cataloghi o riviste.