L'esposizione nasce per celebrare il Settantesimo anniversario del gemellaggio che lega Parigi e Roma, siglato nel 1956.
In 42 scatti la mostra mette in scena il confronto fra le due capitali, evidenziando assonanze e comuni radici culturali e rilevando al contempo caratteristiche e specificità che ne fanno due luoghi unici. Una selezione pensata per una fruizione a ‘colpo d’occhio’ che intende suggerire visivamente le affinità profonde, impalpabili - talvolta più difficili da definire con le parole che con il linguaggio sintetico delle arti visive- che hanno portato al gemellaggio esclusivo tra le due città, mostrando in un gioco di specchi le due capitali dalla metà dell’Ottocento al 1956.
Parigi e Roma sono senza dubbio fra le capitali più fotografate al mondo. La loro straordinaria bellezza ha ispirato generazioni di fotografi fin dagli anni Quaranta dell’Ottocento, quando la nuova invenzione della fotografia ha iniziato a “catturare” l’immagine delle due città, diffondendo i loro “ritratti” a livello globale.
Attraverso gli scatti di importanti fotografi italiani e francesi dell’Ottocento e del Novecento, luoghi e monumenti delle due città dialogano nelle geometrie, per assonanze tipologiche e paesaggistiche. In dittici fotografici Parigi e Roma si specchiano, passando dal confondersi al distinguersi: scavi archeologici, cupole, archi di trionfo, ponti, monumenti divenuti iconici a livello globale.
Un suggestivo esempio, in questo senso, è lo scatto del 1870 che ritrare la visita ufficiale agli scavi archeologici delle Arènes de Lutèce a Parigi: tra il 1860 e il 1869 vennero riscoperte le strutture romane de Les Arènes de Lutèce, durante i lavori di costruzione di un deposito di tram da parte della Compagnie Générale des Omnibus. La riscoperta delle radici romane della città di Parigi destò grande interesse nel mondo degli intellettuali, tra cui Victor Hugo, e dette vita al comitato di salvaguardia denominato Société des Amis des Arènes.
Il ritmo dei dittici prevede anche variazioni e salti di significato, funzionali a evocare la straordinaria densità di contenuti, di atmosfere, di storia.
Così monumenti diversi fanno da scenografia a episodi storici particolarmente significativi: sono messe a confronto due immagini che ritragono rispettivamente la Comune di Parigi e la Presa di Roma.
Nell'episodio storico di autogestione della capitale francese, noto come la Comune di Parigi (18 marzo - 28 maggio 1871) la fotografia ebbe un ruolo importante. Da un lato fu utilizzata dai Comunardi per documentare l'insurrezione attraverso potenti immagini di barricate, cannoni e uomini in azione; dall'altro fu utilizzata come strumento di condanna da parte del governo di Versailles: fotografie sulle devastanti distruzioni di importanti edifici cittadini circolarono per anni, mentre i Comunardi, attraverso fotomontaggi politici, furono presentati come sanguinari criminali.
L'immagine delle barricate in Rue Royale è messa a confronto con Porta Pia danneggiata dai colpi di cannone. Il 20 settembre 1870 l'esercito del Regno d'Italia entra a Roma attraverso una breccia creata dai cannoni nei pressi di Porta Pia. A distanza di un anno da questo evento i territori pontifici vengono definitivamente annessi all'Italia e la capitale del Regno viene trasferita da Firenze a Roma. Le immagini dell'evento sono molto statiche, per i limiti tecnici della fotografia che non è ancora in grado di documentare l'azione in tempo reale.
Due luoghi/monumenti particolarmente simbolici come Piazza San Pietro e la Tour Eiffel si mostrano in visioni panoramiche che possono sorprendere i parigini e i romani di oggi: nel caso della Tour Eiffel per la presenza di allestimenti effimeri, come il Globo Celeste dell'Esposizione Universale di Parigi del 1900; nel caso di Roma, prima di significative trasformazioni urbanistiche, come la costruzione di via della Conciliazione.
Nella storia delle esposizioni universali quella di Parigi del 1900 è stata una delle edizioni di maggiore successo a livello globale. Per l'occasione la città intraprese la costruzione di importanti lavori di ammodernamento di infrastrutture e trasporti. La fotografia riprende due delle maggiori attrazioni: la Tour Eiffel e il Globo Celeste, una grande architettura effimera simbolo della fede nel progresso scientifico e tecnologico con cui si salutava il nuovo secolo.
Le stupende autocromie dei primi del Novecento rendono palpabili i diversi valori atmosferici della Parigi atlantica e di una Roma mediterranea. La fotografia che ritrae la cattedrale di Notre-Dame, ad esempio, è opera del fotografo francese Henri Chouanard, del quale l'Archivio Alinari conserva 1.250 autocromie. Con la tecnica dell'autocromia, il primo procedimento fotografico a colori messo a punto dai Fratelli Lumiere, Chouanard documenta paesaggi, monumenti e costumi di alcuni paesi del Nord Africa e di numerose regioni europee.
Nella seconda parte del percorso sono le persone ad essere protagoniste: attimi di vita di gente comune, donne e uomini che si scambiano, parigini e romani che affollano mercati e giardini, religiosi, bambini che giocano per strada.
In questa sezione sono stati valorizzati materiali dell'archivio francese Le Petit Parisien e dell'archivio romano Luigi Leoni.
Il Petit Parisien si compone di fotografie realizzate dalla redazione della rivista francese, molte delle quali ritoccate e oggetto di fotomontaggi. Il giornale, fondato nel 1876 ebbe un'amplissima diffusione in Francia nei primi decenni del Novecento. Negli Archivi Alinari si conservano 2.591 stampe.
L’ Archivio Luigi Leoni raccoglie l’attività del fotografo romano che con la sua Leica è stato testimone di più di cinquant’anni di storia italiana. Dopo aver partecipato alla Prima Guerra Mondiale, apprende la professione di fotografo nell’agenzia VEDO di Porry Pastorel. Si mette in proprio nella prima metà degli anni Venti, documentando con uno sguardo libero dalla propaganda ufficiale, i momenti più importanti dell’Italia fascista. Nel dopoguerra diventa uno dei fotografi della Compagnia aerea Alitalia.
Nella sintesi che illumina con la brevità e la luminosità di un lampo le due città nel corso di un secolo, emergono in controluce le trame intrecciate delle interconnessioni anche sul terreno della fotografia: fotografi francesi che riprendono Roma e fotografi italiani che immortalano Parigi.
La Fratelli Alinari ha avuto fin dagli esordi uno stretto rapporto con la città di Parigi. Sono documentati frequenti viaggi nella capitale francese, da parte in particolare del fondatore Leopoldo. Tali viaggi erano finalizzati sia all'aggiornamento tecnico del laboratorio, sia alla divulgazione e vendita delle immagini d'arte italiana in Francia, effettuata attraverso agenti e rivenditori, tra cui, negli anni Cinquanta dell'Ottocento, i Bisson Frères. Agli inizi del XX secolo gli Alinari effettuano importanti campagne fotografiche al Louvre e su altri monumenti nella capitale francese, tra cui Notre-Dame.
In questo gioco di specchi non potevano mancare citazioni al mondo del cinema e a quello della letteratura, ambiti che in cui sono stati particolarmente profondi gli scambi culturali, negli anni a cavallo e ben oltre l’inizio del gemellaggio tra le due città.
Chiude il percorso un omaggio alle Istituzioni che sono un punto di riferimento per gli scambi culturali tra le due città, l’Accademia di Francia a Roma e l’Istituto Italiano di Cultura a Parigi.
L'Accademia di Francia a Roma si trova presso Villa Medici, che assunse l’aspetto attuale a partire dal 1576, quando il cardinale Ferdinando de’ Medici acquistò la tenuta e affidò all’architetto Bartolomeo Ammannati il compito di ampliare e abbellire gli edifici e i giardini preesistenti con il fine di esporre la propria prestigiosa collezione di marmi antichi, in un sito di prestigiosa origine romana. La villa fu uno dei luoghi più eleganti e mondani di Roma. L’attuale destinazione d’uso della villa ha origine nel 1803 quando Napoleone Bonaparte vi trasferì l’ Académie de France à Rome, residenza per artisti stranieri a Roma. l’Accademia ha ospitato numerosi artisti e direttori di fama, tra cui Jean-Auguste-Dominique Ingres. Oggi è un’istituzione pubblica nazionale sotto la supervisione del Ministero francese della Cultura e occupa una posizione unica nel panorama artistico romano.
L’Hotel de Galliffet, sede dell’Istituto Italiano di Cultura a Parigi, fu costruito dall’architetto Etienne-François Legrand tra il 1776 ed il 1792. Nel corso dell’Ottocento fu frequentato da personaggi illustri: vi dimorarono il padre di Eugène Delacroix e poi Monsieur de Talleyrand ed ebbe la funzione di sede del Ministero degli Affari Esteri francese dal 1794 al 1821. Le sue splendide sale hanno visto passare personaggi illustri da Napoleone a Madame de Staël, da Chateaubriand al poeta Arnault. Fu acquistato dallo Stato Italiano nel 1909, per ospitare l’Ambascita. Dal 1962 è sede dell’Istituto italiano di cultura con l’obiettivo di promuovere e sviluppare le relazioni tra Italia e Francia in campo culturale e linguistico.